Euro ai massimi da sette mesi sul dollaro e petrolio verso i 60 dollari a barile
Nei primi scambi sulla piazza europea il biglietto verde torna a mettere a segno il minimo delle ultime sette settimane su euro e quattro mesi rispetto al paniere delle principali controparti. La moneta unica infatti dopo aver superato la soglia fatidica di 1,37, con un massimo a 1,2725, contro dollaro ha ripiegato leggermente.
All’origine della correzione del dollaro resta l’intonazione positiva delle borse a dispetto delle prese di beneficio e il nuovo apprezzamento del greggio. La maggiore propensione al rischio riduce l’attrattiva degli investimenti in dollari e sulla divisa Usa pesa anche l’articolo del ‘Financial Times’ in cui si fa riferimento al rischio che la prima economia mondiale perda il rating di tripla ‘A’.
Sul fronte petrolio Viaggiano poco sotto il record degli ultimi sei mesi messo a segno ieri oltre i 60 dollari i contratti Usa sul greggio. il mercato apporffitta dei dati sulle scorte Usa che risultano minori delle attese
A fronte dell’incremento di 1,4 milioni di barili secondo le stime degli analisti, le riserve settimanali si sono ridotte di 3,1 milioni di barili secondo i dati dell’American Petroleum Institute. L’assottigliarsi delle scorte statunitensi fa scommettere su una ripresa della domanda, mentre giova ai corsi del greggio anche la debolezza della valuta Usa che riflette il clima di generalizzata minore avversione al rischio.
Intorno alle 10,40 il futures Nymex a giugno guadagna 74 centesimi a 59,59 dollari il barile dopo un intervallo tra 59,24 e 59,90 dollari, mentre l’analoga scadenza sul Brent sale di 68 centesimi a 58,62 dollari.




























































L‘euro arretra, dopo che, nelle prime battute, ha toccato il massimo da un mese contro il dollaro.
Il dollaro scambia poco sopra i minimi da oltre tre settimane contro euro, penalizzato dall’appetito per il rischio sullo sfondo della buona performance dell’azionario Usa, vicino ai massimi dei tre mesi. Secondo i trader il cambio euro/dollaro sta tentando il superamento della difesa delle opzioni collocata a 1,3380. Al di sotto c’è un buon denaro a 1,3200/10, riferiscono trader specializzati nel cross euro-dollaro. Al di sopra, invece, la media mobile dei 200 giorni si colloca a 1,3407. Anche lo yen sembra recuperare leggermente sulla moneta Usa a 97,7. Continua il recupero della sterlina che guadagna oltre un punto percentuale sullo yen a 145,666.
In apertura di seduta sulla piazza newyorkese la valuta unica viaggia a ridosso dei massimi dell’ultimo mese contro dollaro, penalizzata dagli acquisti rifugio di divisa Usa e giapponese. In decisa ripresa i corsi del dollaro anche nei confronti del franco.
La previsione circola da tempo nelle sale operative delle Borse di tutto il mondo, ma fino ad ora tutti i segnali che si erano avuti in questo senso erano stati porntamente smentiti dalla realtà. Ma ora secondo molti sembra possa essere il momento di un breve rally del dollaro nei confronti della moneta unica, dopo che il biglietto verde ha perso circa il 15% del suo valore nei confronti dell’euro, dai primi di Marzo, conseguentemente al rally dei mercati azionari. Non appena il concambio euro dollaro ha superato la fatidica resistenza di 1,35, si è verificato un movimento rialzista del dollaro che sembra possa continuare con una certa forza e durata, se vengono confermate alcune chiusure intorno a 1,3. Secondo alcuni, in questo caso, ci sarebbe spazio per un recupero del biglietto verde contro la moneta unica fino a 1,25, dove sarebbe posto un supporto ben difficilmente superabile come già testato in occasione dell’ultimo grande rally della moneta americana, avvenuto nei primi mesi dell’anno.
Dopo aver toccato la fatidica soglia di 1,35 contro dollaro, perde terreno la moneta unica all’indomani della conclusione del vertice di Londra. Anche se il cambio fra le due monete rimane sempre molto vicino a 1,35, il dollaro sembra beneficiare delle decisioni prese dai grandi della Terra e anche da alcuni dati economici che arrivano a spegnere i facili entusiasmi, che nella giornata di ieri avevano contribuito a creare euforia sui mercati finanziari di tutto il mondo. A Metà mattinata un euro viene scambiato a 1,3452. Continua anche il recupero della sterlina che si avvicina nuovamente al cambio di 0,90 contro euro e a 1,48 contro la moneta statunitense. Persiste infine la debolezza dello yen che dopo gli scivoloni di ieri, non riesce a recuperare e segna cali compresi fra il mezzo punto e il punto percentuale contro le principali valute.
Il greggio guadagna un dollaro sopra la soglia dei 49 dollari/barile - ed è sulla buona strada per mettere a segno la maggior risalita mensile e trimestrale dal giugno 2008. Giovano il rimbalzo delle piazze azionarie ma “anche l’indebolimento del dollaro può aumentare l’appeal del greggio e delle commodities agli occhi di alcuni investitori”, dice un trader. Il calo dei giorni scorsi che aveva portato nuovamente il greggio soto la soglia dei 50 dollari, perciò secondo gli esperti è stato solo un momentanea inversione di tendenza. Sul fronte dei cambi invece si rafforza l’euro, che torna sopra 1,33 contro la divisa americana, malgrado le voci di un possibile nuovo taglio dei tassi da parte della Bce e ulteriori misure non convenzionali per rilanciare la fiducia nei mercati. Fino ad ora la Bce si è astenuta dall’acquistare asset direttamente, diversamente da quanto hanno fatto altre banche centrali. La Bce, però, sta offrendo alle banche fondi illimitati a un tasso fisso, accettando un’ampia gamma di collaterali. Già queste sono considerata come misure non-standard da Francoforte.
La proposta cinese di sostituire il dollaro come «valuta di riserva» trova l’appoggio del direttore generale dell’Fmi. Per Dominique Strauss-Kahn la proposta di Pechino di far ricorso ai «diritti speciali di prelievo» (una moneta sovranazionale varata nel 1969 dal Fmi) è «interessante». Anche se, per discuterne «servirebbero diversi mesi»
I prezzi dei Treasuries sulla piazza newyorkese estendono le perdite dopo l’incremento a sopresa degli ordini di beni durevoli negli Usa a febbraio. Un dato che contribuisce ad allontanare i timori di un peggioramento ulteriore del ciclo economico e che quindi smorza l’appetito per i beni rifugio come i bond. Oggi pomeriggio è prevista un’ asta record di titoli a 5 anni per 34 miliardi di dollari. La banca centrale americana dovrebbe infatti dare il via al suo piano di acquisto del debito nella seduta di oggi, puntando per prima cosa sulle scadenze che rientrano tra febbraio 2016 e febbraio 2019. Questo calo secondo alcuni è conseguente anche al dato sugli ordinativi di beni durevoli che a sorpresa sono saliti a febbraio per la prima volta in sette mesi.
Prosegue il recupero dei derivati sul greggio, con i contratti Usa in accelerazione verso la soglia di 53 dollari e sui massimi da quasi quattro mesi. A monte dell’impostazione rialzista del mercato la correzione del dollaro in risposta all’annuncio del piano del Tesoro Usa volto a rimuovere gli ‘asset tossici‘ dai bilanci delle banche. La prospettiva di una ripresa della prima economia mondiale, da cui potrebbe ripartire la domanda di energia, favorisce il recupero dei corsi del greggio. E’ molto difficile poter fare previsioni sul prezzo del greggio nel prossimo futuro, ma secondo la maggior parte degli analisti il peggio dovrebbe essere passato, e la decisione dell’Opec di non diminuire ulteriormente la produzione giornaliera confermerebbe che il sentiment sul prezzo del future sull’oro nero è diventato sicuramente più positivo.