Politica Forex…quella delle sole parole!

Il Dollaro scende precipitosamente a quota 1,5745 dopo le pressioni causate dal finanzimento di emergenza di Bear Stern dovuto al buco finanziario.

La moneta statunitense colpisce anche un minimo di oltre 15 anni contro lo yen a quota 98,45. La discesa del dollaro verso gli abissi sembra sempre più interminabile e profonda…irreparabile.

La Federal Reserve è pronta a tagliare nuovamente i tassi d’interesse giovedì di questa settimana, mentre la Banca centrale europea resterà a guardare ancora per qualche settimana.

Le chiamate ad un intervento da parte della politica statunitense si sono intensificate con gli ultimi avvenimenti, ma attualmente l’unico dato di fatto sono le migliaia di parole spese dai vari Paulson, Bernanke e Bush… non è stata compiuta nessuna vera azione ad arginare gli ultimi avvicendamenti. Ma ricordiamo che è nell’interesse di tutto il mondo frenare il deprezzamento del dollaro, ma nonostante ciò sembra sia politica comune, dall’Europa al Giappone, quella delle sole parole.

Solo la Banca di Israele ha cercato di raffreddare lo Shekel comprando valuta la scorsa settimana, copo che aver colpito un picco di 11 anni nei confronti del dollaro.

Gli strateghi di Goldman Sachs definiscono l’azione della banca d’Israele “un segno che il ritmo del calo del dollaro sta diventando sempre più un disagio”.

Disagio che emerge in questi ultimi commenti dei leader mondiali. Il primo ministro britannico Gordon Brown ha detto che la volatilità dei tassi di cambio delle valute “ovviamente preoccupa la gente”. Il leader dell’Unione europea ha ripetuto il suo punto di vista, che gli eccessivi movimenti della moneta unica sono “indesiderabili”, anche se il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha detto venerdi  di non aver discusso a riguardo di nessun intervento.

In Giappone il Segretario del Capo Gabinetto,  Nobutaka Machimura, ha detto che i movimenti del tasso di cambio contro il dollaro sembrano riflettere maggiormente la debolezza del dollaro che la forza dello yen. “Per quanto riguarda un intervento sul mercato valutario non intervengo”, ha affermato in una conferenza stampa di venerdì.

Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha riconosciuto la scorsa settimana che l’indebolimento del dollaro ha contribuito alla rapida ascesa dei prezzi del petrolio. Ma il Segretario del Tesoro Henry Paulson, il principale portavoce per la valuta statunitense ha detto che un dollaro forte è stato nei migliori interessi della nazione,e che i sani fondamentali a lungo termine degli USA sarebbero riflessi nel cambio.

Gli investitori non hanno motivi per amare la moneta statunitense, di fatto tassi d’interesse più bassi di quelli europei e in continua discesa non forniscono buone motivazione per un investimento a lungo termine, semmai diventano oggetto di speculazione carry trade, ovvero indebitamento in dollari statunitensi, piuttosto che franco svizzero, per investimenti in valute a più alto rendimento come dollaro neozelandese e dollaro australiano. Senza contare la diffusa preoccupazione di un economia USA in recessione.

L’europa non deve esserne troppo felice, con gli esportatori già fortemente preoccupazione dell’oramai troppo competitivo dollaro che rosicchia quote di emrcato nell’export delle tecnologie.

Per ora vediamo agire solo la politica delle parole, i media iniziano a concentrarsi maggiormente sul mercato valutario, probabilmente quando abbastanza investitori si saranno convinti dell’ interminabile trend del dollaro ci saranno gli interventi da parte degli organi politici globali, in tacito assenso tra loro.


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